Il contributo arriva dopo: i 5 numeri da controllare prima di partecipare a un bando
Un bando può finanziare una parte importante di un investimento. Ma c’è un dettaglio che molti imprenditori sottovalutano: il contributo, molto spesso, viene erogato a saldo.
In pratica, l’impresa deve prima sostenere la spesa, pagare i fornitori, completare il progetto, presentare la rendicontazione e attendere i controlli. Soltanto dopo può ricevere il contributo.
Questo significa che un’agevolazione conveniente sulla carta può creare un problema di liquidità se non viene inserita in una programmazione finanziaria realistica.
La domanda corretta, quindi, non è soltanto:
“Quanto posso ottenere?”
È soprattutto:
“La mia impresa è in grado di anticipare la spesa senza mettere in difficoltà la gestione ordinaria?”
Per rispondere servono almeno cinque numeri. Sono gli stessi numeri che un imprenditore dovrebbe controllare periodicamente per dotarsi di assetti amministrativi, organizzativi e contabili realmente adeguati.
1. La liquidità realmente disponibile
Il saldo del conto corrente è il punto di partenza, ma non basta.
Una parte di quel denaro potrebbe già essere destinata a stipendi, imposte, contributi, rate, fornitori o altri impegni non rinviabili. Per questo occorre distinguere tra il saldo bancario e la liquidità effettivamente libera.
Esempio: se sul conto ci sono 40.000 euro, ma nelle prossime quattro settimane sono previsti pagamenti certi per 32.000 euro, la disponibilità reale non è 40.000 euro. È molto più vicina a 8.000 euro, salvo nuovi incassi affidabili.
Prima di aderire a un bando bisogna quindi indicare:
- quanto deve essere anticipato;
- in quale data sarà pagato;
- per quanto tempo quella somma resterà fuori dall’impresa;
- quale margine di sicurezza deve rimanere sul conto.
2. Il margine prodotto dalla gestione
Un investimento non dovrebbe essere valutato soltanto perché è agevolato. Deve avere un senso economico anche per l’impresa.
Il margine serve a capire quanta parte dei ricavi rimane dopo aver sostenuto i costi necessari per produrre e vendere. Se il margine è debole, un nuovo investimento può aumentare il fatturato senza migliorare davvero la capacità dell’impresa di generare risorse.
Prima della domanda occorre chiedersi:
- l’investimento riduce costi o tempi?
- permette di aumentare prezzi, volumi o qualità?
- in quanto tempo produce un risultato misurabile?
- il beneficio atteso resta valido anche senza contributo?
Il fondo perduto riduce il costo, ma non trasforma automaticamente un investimento poco utile in una buona decisione.
3. I tempi reali di incasso dei clienti
Il fatturato non coincide con il denaro disponibile.
Se l’impresa incassa mediamente a 60, 90 o 120 giorni, il progetto finanziato dal bando dovrà convivere con questo ritardo. Le fatture emesse ma non ancora riscosse non possono essere considerate liquidità certa.
È utile controllare almeno:
- crediti scaduti;
- clienti che pagano regolarmente;
- incassi attesi nelle prossime tredici settimane;
- concentrazione del fatturato su pochi clienti;
- insoluti già registrati.
Una previsione prudente considera soltanto gli incassi ragionevolmente certi e assegna una data realistica a ciascuno di essi.
4. I debiti e gli impegni già assunti
Prima di aggiungere un nuovo progetto bisogna conoscere il peso delle uscite già programmate.
Non parliamo soltanto di finanziamenti bancari. Vanno considerati anche debiti fiscali e previdenziali, rateizzazioni, leasing, fornitori, stipendi, compensi, canoni e investimenti già avviati.
Il punto non è evitare ogni debito. È sapere se le scadenze sono compatibili con i flussi dell’impresa.
Un contributo che arriverà tra diversi mesi non può essere utilizzato oggi per pagare una rata, un fornitore o l’IVA. Se la copertura finanziaria non è definita prima della domanda, l’impresa rischia di finanziare il progetto usando risorse necessarie alla gestione corrente.
5. Il flusso di cassa delle prossime tredici settimane
La previsione di cassa a tredici settimane è uno strumento semplice e molto utile. Consente di vedere con anticipo quando il saldo potrebbe diventare critico.
Per ogni settimana vanno inseriti:
- saldo iniziale;
- incassi ragionevolmente certi;
- pagamenti ai fornitori;
- stipendi e collaboratori;
- imposte e contributi;
- rate e altri impegni;
- spese legate al progetto agevolato;
- data prudenziale di incasso del contributo.
Il contributo va collocato nel momento in cui è realistico riceverlo, non nel giorno in cui si presenta la domanda.
Se la previsione mostra un saldo negativo, bisogna intervenire prima: rivedere il progetto, dividere le spese per fasi, negoziare tempi con i fornitori, programmare una copertura finanziaria o rinunciare a un investimento che metterebbe a rischio la continuità aziendale.
Perché questo controllo rientra negli adeguati assetti
Gli adeguati assetti non sono un documento da conservare in un cassetto. Sono un sistema che permette all’imprenditore e agli amministratori di ricevere informazioni tempestive, riconoscere gli squilibri e prendere decisioni consapevoli.
Controllare liquidità, margine, incassi, debiti e flussi significa costruire una parte essenziale di questo sistema.
Per una microimpresa non serve necessariamente un modello complicato. Serve però un metodo stabile:
- dati aggiornati;
- scadenze ordinate;
- previsioni prudenti;
- responsabilità chiare;
- decisioni documentate.
Questo è il principio alla base del Metodo M.A.P.E.D.®: mappare i dati, analizzare rischi e sostenibilità, pianificare, eseguire e documentare le decisioni.
Un controllo diverso per ogni tipo di impresa
Impresa in contabilità semplificata: partire dai movimenti bancari, separare gli incassi già avvenuti dalle fatture ancora da riscuotere e inserire imposte, contributi e fornitori in un calendario di cassa.
Impresa in contabilità ordinaria: collegare la previsione finanziaria allo scadenzario clienti e fornitori, alle rate fiscali, agli affidamenti e ai dati di bilancio infrannuali.
SRL e amministratori: valutare formalmente la copertura del progetto, gli effetti sulla continuità aziendale e gli indicatori da monitorare. Le decisioni rilevanti devono essere sostenute da dati e adeguatamente documentate.
La regola pratica
Prima di partecipare a un bando, scrivi quattro date:
- quando presenti la domanda;
- quando devi pagare i fornitori;
- quando completi e rendiconti il progetto;
- quando è realistico incassare il contributo.
Lo spazio tra la seconda e la quarta data è il fabbisogno finanziario che l’impresa deve essere in grado di sostenere.
Il vero vantaggio di un bando non è ottenere un contributo. È realizzare un investimento utile senza perdere il controllo della liquidità.
Vuoi capire se la tua impresa è pronta?
Possiamo fare un primo confronto gratuito per verificare quali dati servono, individuare le settimane più delicate e capire se l’investimento è compatibile con la cassa e con gli impegni già assunti.
Prima del colloquio puoi anche:
- verificare margine e cassa con il check-up online;
- fare il check-up gratuito sugli adeguati assetti;
- prenotare un primo incontro gratuito di 30 minuti.
Piero Pozzana
Dottore Commercialista e Revisore Legale
Studio Pozzana – Genzano di Roma, Castelli Romani
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